I Villaggi Trogloditi, la città sotterranea nella Valle della Loira

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villaggio trogloditi loira - statueNonostante la Valle della Loira sia sempre più rinomata per i suoi affascinanti castelli, offre decisamente molto di più di questo, mostrando ai turisti un lato meno conosciuto, ma pur sempre interessante.
Un esempio? I Villaggi Trogloditi, la città sotterranea di morbido tufo calcareo che sorge lungo la Loira. Si tratta di uno strato di antichissimo deposito alluvionale formato da resti di alghe e di pesci e da conchiglie microscopiche, con un duplice utilizzo: è facilmente scavabile e, se sbriciolato, diventa un ottimo concime naturale.
Sfruttando al meglio le risorse naturali del territorio, fin dal Medioevo, minatori e artigiani hanno iniziato ad intagliare e a scavare facilmente le pareti sotterranee, servendosi di strumenti molto semplici, visto il materiale malleabile. Nel Settecento e nell’Ottocento, poi, i contadini della zona hanno iniziato a scavare una cava abbastanza grande per estrarre questo materiale, andando a costruire delle comode abitazioni nelle pareti che si erano formate attorno alla cava.
Con il passare del tempo, sono state costruite le abitazioni troglodite (termine che, sebbene venga spesso usato con connotazione negativa, significa proprio “uomo delle caverne“), le grotte e i magazzini dove venivano conservati i vini, preparate le focacce e coltivati i funghi.
Attualmente il complesso dei villaggi occupa circa 2000 km di grotte, e varrebbe la pena di visitarle tutte, per avere un’idea ben precisa della storia, delle tradizioni e delle usanze di quel mondo sotterraneo che, in alcuni villaggi, è sopravvissuto fino a circa venticinque anni fa.

I villaggi trogloditi da non perdere? C’è l’imbarazzo della scelta

villaggio trogloditi loiraIl più famoso è senza dubbio il villaggio di Turquant, che è diventato una destinazione turistica europea di eccellenza, grazie anche al suo aspetto unico: è il solo, infatti, a comprendere una galleria di esposizioni temporanee e un vero e proprio laboratorio dei mestieri d’arte, tra cui quelli dei soffiatori del vetro, quello degli operai della carpenteria metallica e quello dei sellai di pelletteria.
Così facendo, il comune, a partire dal 2009, ha potuto sviluppare un progetto turistico eccezionale, riuscendo a valorizzare il paese di Saumur anche grazie l’inserimento delle attività dei professionisti che lavorano le arti della terra, del metallo, della pietra e del fuoco. Il modo migliore per (ri)scoprire i vecchi know-how locali, affiancandoli alle tecnologie sempre più avanzate del XXI secolo.
Nei dintorni si trova un altro villaggio, quello di Doué-la-Fontaine, che conserva le tradizioni culinarie che con il passare del tempo sono andate via via perdendosi, come le mele secche, conosciute anche in Italia con il loro nome francese, “pommes tapées“. Una volta private del torsolo e disidratate al forno, per facilitarne il consumo vengono appiattite. Assolutamente da assaggiare, tenendo presente che durante il XIX secolo venivano consumate a volontà.
Un altro villaggio da non perdere è quello di Rochemenier, che come gli altri, sembra un vero e proprio “alveare” di case, cantine, stalle e granai. E non poteva di certo mancare la chiesa. L’area era abitata da circa 30 persone, che durante le lunghe serate invernali, si ritrovavano nella sala riunioni ascoltando musica mentre sgusciavano le noci seduti gli uni vicini agli altri, affinché il calore umano contrastasse almeno in parte la temperatura dei 12°. L’aiuto reciproco e la collaborazione tra famiglie erano alla base della convivenza, come testimoniato dalle fotografie che illustrano spaccati di vita quotidiani, mobili, stoviglie, attrezzi e abbigliamento dell’Ottocento.
Per riuscire a visitare la zona nel minor tempo possibile senza rinunciare ad un tour a 360°, è consigliabile la bici, in modo da spostarsi dai villaggi trogloditi alle rive della Loira attraversando le vigne di Saumur, scoprendo il segreto di quella terra che, come l’intera regione, ha un qualcosa di magico.
Lì vicino, sorge un altro villaggio troglodita, La Fosse, fondato nel Seicento e abitato fino agli inizi degli anni Novanta. Decisamente meno pubblicizzato degli altri e quindi meno turistico, questo sito è senza dubbio il più originale, anche per via del fatto che è custodito da uno dei suoi ex abitanti che ha trascorso tutta la sua vita nelle grotte. Con i suoi valori sani e genuini, ha saputo consolidare sia la gestione economica che quella culturale, trasformando il “suo” villaggio in una specie di azienda agricola che alleva polli, conigli e tacchini. Un motivo in più per visitare La Fosse e per scoprire la sua storia e la sua curiosa evoluzione.

Krizia Ribotta

Giornalista, blogger e autrice con la passione per il cinema, la lettura e i viaggi. Pubblica articoli dal 2010, da quando ha iniziato a scrivere per giornali e blog italiani e americani, con cui continua a collaborare. Autrice di un libro per il sociale, sta per esordire come travel blogger con il suo primo ebook dedicato interamente a consigli, recensioni e confidenze sui viaggi.
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