Chenonceau, “il castello delle Dame” della Valle della Loira

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ChenonceauSecoli or sono, ai tempi in cui i Borgognoni invasero Parigi, costringendo così il delfino di Francia a lasciare il suo palazzo per rifugiarsi nel castello di Chinon, iniziò a diffondersi la leggenda della bella vita lungo la Valle della Loira.

Il motivo fu pressochè scontato, visto che per circa un secolo la corte del re venne trasferita lungo le sue rive, e tra feste, banchetti, intrighi, amori impossibili e odi, i nobili trascorrevano il loro tempo libero facendo a gara a chi costruiva il castello più bello.

Vinse senza ombra di dubbio quello di Chenonceau, non solo per la ricchezza del suo patrimonio artistico di alta qualità, ma anche e soprattutto per le storie tutte al femminile che si nascondono dietro alla sua realizzazione.

Thomas Bohier, tesoriere dei re Carlo VIII, Luigi XII e Francesco I, costruì il castello tra il 1515 e il 1521 nei pressi di Chenonceaux, nel dipartimento dell’Indre e Loira. La fortunata era sua moglie, Catherine Briçonnet, a cui piaceva intrattenere i nobili francesi. Alla loro morte, il figlio Antoine, per pagare i debiti del padre, dovette cedere la proprietà al governatore di Montmorency, che faceva le veci del re Francesco I.

Le donne di Chenonceau tra carisma, potere e prestigio

Nel 1551, il suo successore Enrico II lo donò a Diane de Poitiers, la sua amante che influenzava molto le sue idee e strategie politiche. Con l’acquisizione della proprietà e diventando duchessa del Valentinois, entrò a far parte della cerchia delle nobildonne più influenti dell’epoca. E’ proprio a lei che si deve l’attuale struttura del castello, in particolare per quanto riguarda la realizzazione del ponte sul fiume e gli incantevoli giardini lungo le sue rive.

Chenonceau fiumeQuesto regalo non piacque molto alla moglie, la regina Caterina de’ Medici, che non nascose mai la sua gelosia di fronte ad un simile gesto. Tant’è che alla morte del consorte, comprò il castello e iniziò ad impreziosirlo secondo il suo gusto personale, arrivando anche a far installare una lunga galleria sull’acqua.

In seguito, lasciò la fortezza in eredità alla regina Luisa di Lorena-Vaudémont, conosciuta anche come Luisa di Mercoeur o semplicemente come Luisa di Lorena. Questa, dopo alla morte del marito, il re Enrico III, trascorse tra quelle mura 11 anni di lutto e preghiera, senza avere la forza di riprendersi. Fece spostare la propria camera da letto in una stanza al secondo piano, decorandola con ornamenti neri e argento sia sul letto che alle finestre, e dipingendo i muri di nero, come segno della profonda mancanza e del dolore incolmabile che il marito aveva lasciato in lei. Anche l’arredamento era piuttosto misero, e i giorni di feste sembravano ormai solo più un lontano ricordo.

Essendo molto pia, la regina Luisa installò un convento di monache di clausura nel sottotetto del castello, lasciandolo poi in eredità alla nipote, l’unica figlia di suo fratello, la duchessa di Vendôme, moglie di Cesare di Borbone-Vendôme, il figlio illegittimo del re Enrico IV.
Da qui in poi il maniero finì nelle mani della discendenza dei Valois, fino al 1720, quando il Duca di Borbone iniziò a darne via i contenuti singolarmente, e molte delle opere e delle statue finirono alla Reggia di Versailles. Successivamente, la proprietà fu venduta a Claude Dupin, la cui moglie, Madame Louise Dupin, riportò la mansione al massimo del suo splendore, intrattendovi al suo interno interessanti conversazioni con i grandi pensatori dell’Illuminismo francese, tra cui Voltaire, Montesquieu e Rousseau.
Fu anche grazie a lei se il castello si salvò dalla distruzione durante la rivoluzione francese: Chenonceau, infatti, aveva l’unico ponte sul fiume nel raggio di diversi chilometri, per quello era utile per le comunicazioni.
Nel 1864, l’edificio venne acquistato da Marguerite Pelouze, che iniziò i lavori di ristrutturazione, cercando di ridare al complesso l’aspetto che aveva all’inizio del XVI secolo.
Passato nelle mani della famiglia dei cioccolatai Menier, durante la prima guerra mondiale, il “castello delle Dame” venne utilizzato come ospedale, mentre nella seconda venne adibito a via di fuga da Vichy che era occupata dai nazisti.
Agli inizi degli anni ’50, i Menier iniziarono una nuova ristrutturazione sia del castello che dei giardini, in seguito ad un’inondazione che si era verificata nel 1940.

Krizia Ribotta

Giornalista, blogger e autrice con la passione per il cinema, la lettura e i viaggi. Pubblica articoli dal 2010, da quando ha iniziato a scrivere per giornali e blog italiani e americani, con cui continua a collaborare. Autrice di un libro per il sociale, sta per esordire come travel blogger con il suo primo ebook dedicato interamente a consigli, recensioni e confidenze sui viaggi.
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